Martedì l'S&P 500 e il Dow hanno chiuso in ribasso, perdendo rispettivamente lo 0,1% e lo 0,4%, mentre il Nasdaq ha registrato un rimbalzo chiudendo in rialzo dello 0,4%, poiché gli investitori hanno assimilato i dati statunitensi ritardati che hanno ampiamente rafforzato le aspettative di un eventuale ciclo di allentamento. Il rapporto sull'occupazione di novembre ha mostrato un aumento dei salari di 64.000 unità, leggermente al di sopra delle previsioni, ma ottobre è stato rivisto nettamente al ribasso e
il tasso di disoccupazione è salito al 4,6%, il più alto dal 2021, indicando un graduale raffreddamento del mercato del lavoro. Le vendite al dettaglio sono rimaste complessivamente invariate, rafforzando i segnali di un rallentamento della domanda. Il settore energetico è stato il più debole, con i prezzi del petrolio scesi sotto i 55 dollari al barile, ai livelli più bassi dall'inizio del 2021, pesando su grandi società come Exxon Mobil (-2,6%) e Chevron (-2%). I megacap hanno registrato andamenti contrastanti, con Alphabet in calo dello 0,5% e Apple, Microsoft e Amazon sostanzialmente invariate, mentre Nvidia (+0,8%), Meta (+1,5%) e Tesla (+3,1%) hanno chiuso in forte rialzo e Broadcom (+0,4%) e Oracle (+2%) hanno registrato un rimbalzo, contribuendo a sostenere il Nasdaq nonostante la cautela generale.
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Martedì l'indice FTSE MIB ha chiuso in ribasso dello 0,3% a 43.990 punti, seguendo l'andamento negativo dei mercati globali dopo che la crescita dell'occupazione negli Stati Uniti ha registrato un
rimbalzo superiore alle attese nel mese di novembre. Il rafforzamento dell'occupazione nel settore privato ha rafforzato le aspettative che la Federal Reserve possa sospendere temporaneamente il ciclo di tagli dei tassi. I titoli finanziari hanno registrato andamenti contrastanti: Intesa Sanpaolo ha perso lo 0,1%, BPER lo 0,9% e Banco BPM quasi l'1,5%, mentre UniCredit ha guadagnato lo 0,7% e Mediobanca l'1,1%. I titoli della difesa hanno pesato sull'indice, con Leonardo in calo del 3,9%.
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